Ivan Kap

Ivan Kap

Ho trovato nel computer e nella fotografi a la via espressiva a me più congeniale per creare immagini oniriche, surreali, elaborando i miei scatti fotografi ci di partenza. Tutto nasce da unʼidea di base, un concetto, un sogno ad occhi aperti a cui dare forma. La macchina fotografi ca legge la fi gura che si trova di fronte allʼobiettivo suddividendola in vari tasselli. Il corpo che fotografa è lo stesso corpo fotografato, smembrato dagli scatti, dai click taglienti dellʼotturatore, scarnifi cato e ricomposto successivamente a computer dove le varie parti riprendono nuovamente la loro forma completa in un gioco continuo di fi nito/non fi nito. Le fi gure così ricomposte interagiscono fra di loro, con gli oggetti che popolano il quadro e con lo sfondo stesso, giocando con la logica prospettica, andando a creare una nuova unità. Impasto fotografi co tendente al pittorico applicato alla sacralità del corpo / tempio / tempo, un incessante cammino da dentro a fuori da sé porta a scoprire, per interiorizzare, tutto ciò che esiste al di là del confi ne della sua pelle. Lʼemozione, il pensiero, lʼinconscio altresì fuoriescono dal corpo e prendono molteplici forme, tangibli, creando un corpo / mondo che viene abitato e che abita. È una "surrealtà" popolata da corpi privi di volto, sostituito dalla testa di un manichino, superfi cie inespressiva e neutra, sulla quale di volta in volta si possono immaginare gli stati dʼanimo suggeriti dal contesto e dallʼazione del corpo. Oppure dove ciascuno coglierà lʼemozione di quellʼistante a suo uso e consumo, in una dialettica necessaria e stimolante fra immagine e fruitore. Figure ibride, composte di parti umane e non, di rappresentazioni emozionali che acquisiscono a loro volta un corpo, una fi sicità, le quali diventano parte del corpo stesso o una sua propaggine. Si moltiplicano, si sostituiscono, si muovono e si trasformano in una nuova anatomia fi sico-emotiva. Come nel Mito questo ibrido diventa uno strumento di comprensione del mondo, della natura, dellʼuomo stesso, strumento di conoscenza e divulgazione della medesima in un linguaggio spontaneo, immediato, prelogico. Quasi sempre ricorre una contrapposizione fra gli elementi compositivi e i loro signifi cati, convivono fra di loro fi ori e mosche, nuvole e corvi, teschi e colombe, passeri e rami secchi, luce e ombra, così come nel nostro animo coabitano quelle molteplici e contrastanti pulsioni che fanno lʼessere umano.

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